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<title>Rula</title>
<description>Nazioni, culture, confini. La politica internazionale vista da Rula Jebreal</description>
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<title>Scandali finanziari: servono regole più severe</title>
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<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 16:21:01 +0100</pubDate>
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&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Quasi tutti i quotidiani internazionali,&lt;/strong&gt; quelli finanziari e non, hanno seguito le vicende italiane legate al caso di Banca d&amp;#39;Italia e del suo governatore Antonio Fazio, a volte ironizzando, come il Financial Times, sulla solidità del sistema paese e della tutela del risparmio, quella legge che da circa due anni è parcheggiata in Parlamento, anche dopo gravissimi scandali finanziari, come Cirio, Parmalat, i bond argentini, che sono costati a chi li ha acquistati, circa un miliardo e cento milioni di euro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Nonostante questo le forze politiche &lt;/strong&gt;erano impegnate a fare approvare la legge elettorale, che veniva ritenuta più importante della tutela dei piccoli risparmiatori. Questa vicenda, legata alle scalate bancarie, Antonveneta, Bnl, ha preso un&amp;#39;accelerata quando la magistratura è invervenuta nel vuoto lasciato dalla politica, arrestando Fiorani e iscrivendo al registro degli indagati Fazio, Gnutti, Ricucci, Billè, Consorte, per reati come associazione a deliquere, insider trading e abuso di informazioni privilegiate. &lt;div align=&quot;null&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Così la mancanza di regolamentazione &lt;/strong&gt;ha fatto sì che i risparmiatori venissero nuovamente truffati, come nel caso della Banca Popolare Italiana, dove il signor Fiorani ha sottratto 30 euro a un milione di conti correnti, truffando i propri clienti senza nessuno che controllasse il suo operato. Anzi agiva di concerto e sotto la copertura di una parte del mondo politico. &lt;div align=&quot;null&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Ora urge una legge che tuteli i risparmiatori &lt;/strong&gt;e inasprisca la pena per chi abusa e di chi cerca di infrangere le regole del mercato libero. Seguendo l&amp;#39;esempio degli Stati Uniti (e anche della Gran Bretagna), che all&amp;#39;indomani dello scandalo Enron hanno inasprito le pene fino a vent&amp;#39;anni di galera e hanno soprattutto tolto la vigilanza e l&amp;#39;hanno messa nelle mani della Consob. L&amp;#39;Italia sta vivendo una crisi di credibilità sui mercati internazionali: deve dare una risposta chiara e veloce, soprattutto dandosi un codice etico per uscire da questo pantano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
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<title>Guerre mediatiche</title>
<link>http://rulajebreal.myblog.it/archive/2005/12/05/guerre-mediatiche.html</link>
<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Mon, 05 Dec 2005 12:59:14 +0100</pubDate>
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&lt;span&gt;In tutti i Paesi con una democrazia avanzata, nei primissimi articoli delle costituzioni, c&amp;#39;è il diritto alla parola e alla libertà di espressione che caratterizza i popoli liberi ed emancipati e sancisce la differenza tra un regime e un governo democratico. Negli ultimi anni e soprattutto dopo l&amp;#39;11 settembre 2001, il rapporto tra il giornalismo, il potere economico e la politica è diventato ancora più difficile e a mio avviso troppo viziato dalla stretta vicinanza tra mondo politico e mondo giornalistico. Il rischio grave è di compromettere la qualità e la veridicità delle notizie. Ormai è impossibile per un telespettatore e per il lettore di un giornale sapere la verità: rispetto alle informazioni date ci sono sempre repliche e attacchi, a volte durissimi, ai giornalisti, che cercano di screditare quelle notizie, basandosi non su prove concrete, che dimostrano la contrarietà, ma sulla demonizzazione del giornalista. A mio avviso qualsiasi giornalista dovrebbe essere il garante per l&amp;#39;opinione pubblica, quello che deve verificare le notizie accertando che le sue fonti siano attendibili e quello che deve sottolineare la falsità di una notizia. &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;E&amp;#39; la notizia che dovrebbe essere al centro del nostro mestiere. Non il rapporto con il politico o il far piacere al potente di turno, ma proteggere la democrazia della quale tutti noi godiamo. Liberiamo il giornalismo dall&amp;#39;influenza del potere politico ed economico, a maggior ragione ora che ci stiamo avvicinando a delle tappe importanti come le elezioni politiche, le amministrative e quelle del capo dello stato, altrimenti sono la stessa democrazia e la libertà che si incrinano irreversibilmente. Una volta Churchill disse: &amp;quot;Io non compro i giornali ma compro i giornalisti: più economico e meno rischioso&amp;quot;. Non so se questa regola valga ancora nei nostri tempi, ma quello che è successo al New York Times, sulle notizie infiltrate delle armi di distruzione di massa, notizie rivelatesi poi false, dovrebbe farci riflettere e farci interrogare su quanto siano libere, autonome, e vere le nostre informazioni.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
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<title>Stati Uniti e terrorismo: chi viola davvero le regole?</title>
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<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Fri, 25 Nov 2005 17:37:59 +0100</pubDate>
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A due anni dalla guerra in Iraq e a otto mesi dalle operazioni militari che hanno riguardato Falluja oggi apprendiamo che la Coalizione angloamericana ha utilizzato armi non convenzionali come il fosforo bianco, l&amp;#39;uranio impoverito e il napalm, armi bandite dalle leggi internazionali, e l&amp;#39;abbiamo appreso attraverso un&amp;#39;inchiesta straordinaria di RaiNews 24. Un&amp;#39;inchiesta che ha messo in imbarazzo l&amp;#39;amministrazione americana che inizialmente ha negato tutto ma poi ha dovuto ammettere pubblicamente di aver fatto uso di queste armi.&lt;br /&gt;Nonostante l&amp;#39;opinione pubblica mondiale, compresa quella araba, musulmana, e anche quella dei governi arabi filo occidentali, fosse contraria a questa guerra, essa è stata decisa da poche persone con conseguenze che subiremo tutti noi forse fino ai prossimi dieci anni. Lo slogan che l&amp;#39;amministrazione Bush ha usato all&amp;#39;epoca, lo ricordiamo, era &amp;quot;esportazione della democrazia attraverso la guerra preventiva&amp;quot; nel mondo arabo e musulmano (compreso il piano per bombardare Al Jazeera). Episodi come la tortura nella prigione di Abu Graib, e come l&amp;#39;utilizzo in centri abitati di sostanze chimiche (utilizzate anche da Saddam Hussein contro i curdi) sicuramente sono ben lontani da quello slogan.&lt;br /&gt;Ci stupisce e ci indigna profondamente che una democrazia matura come quella americana agisca calpestando i diritti, agisca senza regole e usi la stessa logica a volte delle organizzazioni terroristiche, che colpiscono i civili e fanno degli attentati che tutti noi contestiamo e condanniamo perché sono fuori dalle regole, dall&amp;#39;etica e dai comuni percorsi della democrazia. &lt;br /&gt;Mi auguro che chi ha dato l&amp;#39;ordine di utilizzare quelle sostanze sia giudicato e condannato da un tribunale per i crimini di guerra, perché quello che è successo a Falluja è un crimine di guerra. Allo stesso momento mi auguro che l&amp;#39;Iraq continui a muoversi con passi veloci verso una strada di democratizzazione e in questo momento buio della storia si vedano segni positivi in quell&amp;#39;area del mondo. &lt;br /&gt;L&amp;#39;appuntamento storico è quello di febbraio, per la conferenza di riconciliazione nazionale, dove sunniti, curdi e sciiti s&amp;#39;incontrano e dialogano. Un altro segnale positivo in quell&amp;#39;area è la condanna unanime della società giordana di quegli attentati immorali, inaccettabili e come sempre fuori dalle regole civili.&lt;br /&gt;
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<title>La Fao e i bambini che disegnano con la sabbia</title>
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<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Tue, 18 Oct 2005 19:56:10 +0200</pubDate>
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Nella cerimonia per i sessant&amp;#39;anni dell&amp;#39;agenzia Onu che combatte la fame nel mondo, la Fao, alcuni leader mondiali- Ciampi, Lula e Chavez - hanno attaccato il nemico numero uno dell&amp;#39;umanità, che uccide ogni anno 5 milioni di persone: la fame. Lula, il presidente del Brasile, l&amp;#39;ha definita la peggiore arma di distruzione di massa, e ha dichiarato che non possono esserci né pace e né sicurezza in un mondo in cui qualcuno non ha da mangiare. Il loro ragionamento non era né economico, né statistico, né ideologico. La questione è soltanto politica. Tutti i Paesi dove c&amp;#39;è una democrazia avanzata - e anche quelli in via di sviluppo - spendono ogni anno in armamenti migliaia di miliardi di dollari, e ne stanziano soltanto una minima parte per disinnescare questa bomba che alimenta l&amp;#39;instabilità e il terrorismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi non ci fosse mai stato, raccomando di visitare il mondo reale, quello dei campi profughi dove in pochissimi chilometri quadrati vivono milioni di persone. Nelle baraccopoli, dove le fogne sono a cielo aperto e i bambini per disegnare usano la sabbia perché carta e matite non ci sono, e per giocare la spazzatura. Queste realtà, ai miei occhi, rappresentano il luogo dell&amp;#39;indifferenza e dell&amp;#39;egoismo di tutti noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi capita spesso di passare davanti ai bidoni della spazzatura e trovarli colmi di cibi che con leggerezza vengono gettati sprecando così una risorsa importante, sapendo che altrove ogni secondo muore un bambino per malnutrizione e carenza d&amp;#39;acqua. Dobbiamo esercitare sempre più pressione sui governi nazionali e sulla società civile per dare una risposta politica politica concreta, non soltanto in termini di cancellazione del debito ma soprattutto intervenendo con dei progetti meno astratti e più efficaci.&lt;br /&gt;
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<title>Turchia-Ue, un'Europa senza pregiudizi</title>
<link>http://rulajebreal.myblog.it/archive/2005/10/05/turchia-ue-un-europa-senza-pregiudizi.html</link>
<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 18:11:34 +0200</pubDate>
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La notizia che l&amp;#39;Ue abbia accettato di iniziare i negoziati con la Turchia per l&amp;#39;adesione del Paese anatolico all&amp;#39;Europa è una decisione straordinaria che è stata festeggiata da milioni di musulmani. Una notizia che lancia un segnale inequivocabile non solo ai settanta milioni di turchi musulmani governati da Erdogan, ma anche a tutti i popoli islamici. Per tanti motivi: il più importante di questi è il messaggo che chi ha vinto questa partita tra i governi europei favorevoli e contrari all&amp;#39;ingresso di Ankara è quella parte d&amp;#39;Europa non ostile e senza pregiudizi verso l&amp;#39;Islam. Il fatto che Bruxelles usi un duplice parametro di valutazione, con una mano combatta l&amp;#39;islam violento e con l&amp;#39;altra invece accolga milioni di musulmani che si riconoscono nei princìpi e nella piattaforma costituente dell&amp;#39;Europa è un messaggio per i fondamentalisti islamici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E&amp;#39; anche un invito al governo di Erdogan che dovrebbe uscire dall&amp;#39;ambiguità e attuare le riforme economiche, culturali, sociali e militari che sono la base necessaria per l&amp;#39;adesione. Ci vorranno molti anni e molti sforzi prima che la Turchia entri in Europa. Questa è un&amp;#39;occasione storica e anche una grande sfida per tutti i musulmani moderati. Con questa inaspettata decisione politica, tanto caldeggiata dagli Usa, dalla Gran Bretagna e dall&amp;#39;Italia, si mettono in difficoltà  i Paesi a regime teocratico come l&amp;#39;Iran e l&amp;#39;Arabia Saudita che sono in questo momento i veri focolai di tensione nell&amp;#39;area. Così si offre una sponda e un premio a quei musulmani che per anni hanno combattuto per la libertà e la democrazia guardando sempre in direzione dell&amp;#39;Europa.&lt;br /&gt;
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<title>Gli amici dell'Occidente che calpestano i diritti</title>
<link>http://rulajebreal.myblog.it/archive/2005/09/26/gli-amici-dell-occidente-che-calpestano-i-diritti.html</link>
<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Mon, 26 Sep 2005 12:02:08 +0200</pubDate>
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La notizia della bambina di dodici anni che si è suicidata in India perché sua madre, troppo povera,  non ha potuto darle 20 centesimi per potersi comprare la merenda è rimbalzata su tutti i giornali internazionali e riporta in maniera cruda agli occhi di tutti noi la questione della fame nel mondo e il fatto che ci sia circa un miliardo e mezzo di esseri umani che vive sotto la soglia di povertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Come accade in India, una superpotenza nucleare che non riesce a garantire a circa il 35% dei suoi bambini nemmeno un pasto decente al giorno. E&amp;#39; un fatto gravissimo, che porta a riflettere sul Governo che spende la maggior parte del suo budget annuo in armamenti e manda 5 milioni di dollari agli Stati Uniti per fronteggiare gli uragani, tutti soldi sottratti ad una politica sociale doverosa, obbligatoria nei confronti dei propri cittadini.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Questa ingiustizia, come la violenza, in quella zona del mondo, colpiscono sempre  donne e bambine. Sia in India, Afghanistan, Pakistan, le donne vengono bruciate con l&amp;#39;acido se si oppongono alla legge degli uomini, vengono picchiate, stuprate,   assassinate e tutto ciò avviene in silenzio, anzi a volte anche con l&amp;#39;indifferenza non solo della società civile ma anche dei capi di Stato, che vengono considerati &amp;quot;moderati&amp;quot; dall&amp;#39;Occidente. Come Musharraf, il presidente pachistano che nella sua visita recente negli Stati Uniti ha dichiarato ai giornalisti che la questione della violenza e degli stupri contro le donne nel suo Paese è solo propaganda fatta a scopo di ottenere soldi e visti in Canada e in Gran Bretagna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una frase gravissima che rivela la vera natura di un uomo che non ha nessun rispetto dei diritti civili e umani. E come potrebbe lui, che è salito al potere con un colpo di Stato, garantire i diritti e la sicurezza delle donne? Ricordiamo che Musharraf viene considerato l&amp;#39;alleato numero uno dell&amp;#39;Occidente nella lotta al terrorismo, come lo è l&amp;#39;Arabia Saudita e l&amp;#39;India, tutti Paesi dove i diritti delle donne, degli omosessuali e delle minoranze etniche e religiose vengono schiacciati e violati costantemente. Si pretende di esportare la democrazia con le bombe, ma non si rivolge nemmeno una critica a questi Paesi amici per potervi introdurre concetti come il rispetto della vita umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L&amp;#39;Occidente per secoli ha usato due pesi e due misure, e si sta mandando un messaggio equivoco e distorto alle popolazioni locali: che si interviene solo quando c&amp;#39;è un interesse, e la sorte, la libertà e la vera democrazia l&amp;#39;eguaglianza sono concetti astratti che valgono solo per alcuni stati. Che spesso e volentieri si chiude un occhio per non alterare i rapporti con alcuni dittatori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  In questo l&amp;#39;Europa, le Nazioni Unite e associazioni come Emergency, Human Right Watch e Amnesty International potrebbero essere di grande aiuto, attraverso l&amp;#39;utilizzo di strumenti come gli aiuti economici, culturali e morali, che possono servire come leva di pressione verso questi governi. Per capire davvero quanta libertà e democrazia ci sia in uno Stato bisogna tenere costantemente il faro acceso sulla condizione delle donne. Quello è il vero parametro dell&amp;#39;evoluzione democratica.&lt;br /&gt;
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<title>Il male oscuro dei Paesi in transizione</title>
<link>http://rulajebreal.myblog.it/archive/2005/09/09/il-male-oscuro-dei-paesi-in-transizione.html</link>
<author>noreply@myblog.it (rulajebreal)</author>
<category>Sapere e Libri</category>
<pubDate>Fri, 09 Sep 2005 12:34:32 +0200</pubDate>
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C&amp;#39;è un male trasversale che colpisce tutti i governi. Tanto i Paesi con democrazie mature, quanto i governi di Stati con un sistema democratico in via di costruzione. L&amp;#39;esempio più eclatante è quello che sta succedendo in Ucraina in questi giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rivoluzione arancione ha portato al potere Yushchenko, l&amp;#39;uomo che rappresentava il sogno della maggioranza del popolo dell&amp;#39;Ucraina ossia quello di avere un governo nazionale libero, progressista e soprattutto autonomo dalla Russia. Yushchenko fu avvelenato dai servizi segreti russi e i segni li porta ancora sul viso. E&amp;#39; salito al potere meno di un anno fa promettendo riforme, liberalizzazione e soprattutto lotta alla corruzione che ha caratterizzato il regime precedente del presidente Kuchma. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni però la stessa identica accusa viene rivolta al governo di Yushchenko. Il presidente ha licenziato tutti i membri del suo governo guidato da Yulia Timoshenko, la donna che aveva uno stipendio base di 4mila euro, ma porta sempre abiti firmati di Valentino, Armani, Saint Laurent e ha una figlia di venti anni che studia a Londra in una delle università più costose del Regno Unito e risiede in una casa che costa 5 mila sterline al mese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo secolo tanti governi dell&amp;#39;occidente e anche dell&amp;#39;oriente sono stati accusati di corruzione, di aver rubato soldi al popolo e questa è una caratteristica transnazionale che accomuna sia governi democratici sia governi non democratici. Ma quello che fa la differenza ai miei occhi, è quando la popolazione di uno Stato, dove la classe dirigente deruba le sue risorse, vive sotto la soglia di povertà, con circa 2 euro al giorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo dovrebbe essere considerato un alto tradimento, questi personaggi dovrebbero essere processati e condannati con pene severe, perché oltre a rubare i soldi in questi Paesi in via di sviluppo rubano la speranza della popolazione locale e soprattutto creano un meccanismo per il quale nessuno crede più. Nessuno crede che ci sia una differenza tra riformisti e non.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
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