09/06/2004

Ostaggi liberi, molti punti ancora oscuri

Finalmente liberi! Dopo settimane di angoscia e di notizie contraddittorie, nelle quali si sono alternate la speranza e la preoccupazione per l’irreparabile, tre ostaggi italiani ed uno polacco sono stati liberati e possono tornare a casa.

Nei prossimi giorni si cercherà di ricostruire meglio i retroscena della loro prigionia e del blitz che li ha restituiti alla libertà. Il grande riserbo che circonda l’operazione non consente al momento di conoscere le cose che sono veramente successe; solitamente in circostanze analoghe il momento dell’intervento è stato trasformato in un importante evento mediatico, mentre in questa occasione non sono state neppure mostrate le immagini del covo nel quale erano tenuti prigionieri gli ostaggi. Sono contrastanti persino le versioni sulla localizzazione della prigione che secondo le autorità militari polacche si sarebbe trovata ad ovest di Bagdad, mentre il comando della coalizione indica una zona a sud della capitale.

Nessuna notizia e nessuna immagine dei carcerieri che, rimasti in numero esiguo, non hanno opposto resistenza e sono stati arrestati. Speriamo che venga presto chiarita la loro appartenenza a formazioni ribelli o terroriste e che sia fatta luce anche sul loro progetto politico.

Nei comunicati ufficiali si fa risalire la liberazione alla mediazione delle autorità religiose sunnite e ad un lavoro di intelligence coordinato tra le forze della coalizione, con un ruolo fondamentale del Sismi rivendicato dall’Italia, ma l’agenzia di stampa egiziana Mena, l’emittente radiofonica americana per il mondo arabo Sawa e l’agenzia libica Jana parlano di prigionieri rilasciati e non liberati.

04/06/2004

Il pericolo del sospetto

Ha preso corpo negli ultimi giorni la notizia che voci italiane accompagnassero in sottofondo sia l’attacco al contingente di Nassyria, sia l’omicidio di Quattrocchi e che fossero chiaramente percettibili nei filmati. L’informazione è stata cavalcata in particolare da un grande giornale come il Corriere della Sera che l’ha pubblicata a più riprese.

Non sfugge a nessuno la gravità di un’affermazione che lascia intendere un quadro allarmante di complicità nelle quali si fondono obiettivi terroristici e finalità politiche interne, e rafforza l’ipotesi che attraverso i fatti iracheni si vogliano destabilizzare i governi europei più filoamericani condizionando, come in Spagna, l’esito delle elezioni. Ora la notizia trova una clamorosa smentita da parte del capo redattore centrale di Al Jazeera che i filmati li ha visti in originale e resta incomprensibile il silenzio di quegli esponenti del governo italiano ai quali sono stati mostrati. Dire una parola chiara sull’argomento sarebbe di grande utilità per togliere sostanza alla tesi del complotto internazionale che alimenta il presunto scontro di civiltà e per troncare sul nascere le speculazioni politiche di chi accomuna pacifismo e terrorismo legandoli con il filo della vicinanza ideologica e della reciproca convenienza.

Anche il solo sospetto è pericolosissimo perché rafforza la diffidenza verso i mussulmani arabi che vivono in Europa e che rischiano di essere indiscriminatamente identificati come fondamentalisti. Verità ed obiettività devono essere messe al servizio del bene comune per scongiurare un clima da caccia alle streghe che farebbe tornare indietro di decenni il processo di integrazione tra i popoli.

21/05/2004

La strage degli innocenti

Dopo tre giorni di rastrellamenti e di case distrutte da parte dell’esercito israeliano a Rafah, nella Striscia di Gaza, la popolazione è uscita per manifestare pacificamente la propria rabbia ed indignazione; un missile sparato sulla folla da un elicottero ha provocato la morte di quindici palestinesi, dieci dei quali ancora bambini. Lo stato israeliano ha ritenuto di doversi scusare per l’accaduto.

Tra un crimine di guerra ed uno spiacevole errore delle forze armate la differenza è oramai sottile. Nell’assenza del diritto, la legge del più forte riscrive anche il codice etico delle società e consente di archiviare, senza conseguenze, atti di straordinaria ferocia a danno della popolazione civile.

La pretesa, sul piano politico, che il processo di pacificazione debba essere preceduto da una rinuncia unilaterale del più debole ad ogni azione offensiva, a partire dalle esecrande azioni terroristiche, dimostra che la legge del più forte pretende di sovvertire ogni relazione di causa-effetto e di ribaltare ogni logica naturale.

Mentre il più forte, dotato di una schiacciante superiorità militare, gioca con la vita e la morte dei palestinesi, tenuti tutti in ostaggio a partire dal presidente Arafat, il più debole che vede davanti a sé morte, povertà, esproprio e, nel migliore dei casi, apartheid dovrebbe governare il desiderio di vendetta delle frange più intolleranti ed esasperate.

La condanna della comunità internazionale e perfino le sanzioni dell’Onu, hanno l’effetto di un buffetto per le armate che devono "portare a termine il loro lavoro". Alla cronica assenza di strumenti persuasivi si aggiunge oggi la verticale caduta di credibilità morale delle grandi potenze, dell’Europa che si mostra divisa ed impotente, e dell’America che ha fatto della guerra unilaterale la propria bandiera.